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28 Aprile – 1 Maggio 2018: la nostra Bosnia e la Serbia”on the road” - 4 Days

28 Aprile – 1 Maggio 2018: la nostra Bosnia e la Serbia”on the road”

I minareti di Sarajevo sono suggestivi, il ponte di Mostar è emozianante ed è divertente fumare il narghilè in un locale bosniaco. I Balcani sono ancora considerati una meta irraggiungibile per molti italiani, anche se si trovano a poche centinaia di chilometri da Trieste.

Essere il ponte tra Occidente e Oriente garantisce a queste terre un fascino e originalità che emoziona solo a vederla. Ma gli abitanti dell’ex Jugoslavia hanno dovuto pagare a caro prezzo la dissoluzione dell’ex repubblica di Tito.

Oggi, viaggiare nei Balcani è abbastanza agevole. Qualche volta alle frontiere bisogna portar pazienza per i controlli della “Milica” o della “Carina” locale. Ma vale veramente la pena arrivare fin qui.  Quaggiù troverete una “vita vera” assai lontana dagli stereotipi delle classiche mete turistiche di mezza Europa.

Arrivare nei Balcani, pero’, ha poco senso se non ci si sforza di conoscere e provare a capire anche la  complicata storia di questo popolo non dimenticando  i tragici anni Novanta che hanno segnato il destino di questi paesi e delle persone che oggi come allora ci vivono tra qualche difficoltà.

Il nostro vuole essere un viaggio della memoria, un continuo zigzagare tra i ponti della Drina (e quindi tra Bosnia e Serbia), un momento di riflessione a Srebrenica, un “tuffo multietnico” a Sarajevo e perché no un mix tra “natura e storia” percorrendo la strada che dalla capitale porta a Banja Luka attraversando piccoli e sorpendenti villaggi come Jaice e Travnik!

Lasciata Duino (TS) nel primo pomeriggio, neanche il tempo di partire e siamo gia’ in Slovenia. La strada percorre veloce.  Postumia, Lubjana, Novo Mesto e siamo gia’ alla frontiera croata. I controlli di rito e poi proseguiamo veloci verso Zagabria, entriamo in Slavonia, sfioriamo Slavonski Brod  e continuiamo in direzione di Belgrado e quindi del confine serbo.

A Spacva lasciamo l’autostrada e su una statale di altri tempi attraversiamo alcuni villaggi croati in direzione del confine con la Bosnia. Passata la frontiera,  entriamo a Brko e percorriamo ancora una cinquantina di chilometri costeggiando il confine serbo.

Oramai è sera e piove. Ci fermiamo a Zvornik: vivace comune del nord-est bosniaco che sorge sulla riva ovest della Drina al confine tra Bosnia ed Erzegovina e Serbia.  La cittadina bosniaca, dopo la guerra, è divisa da un confine che la separa da Mali Zvornik (SRB):  villaggio e municipalità serba del distretto di Mačva.

L’indomani ripartiamo di prima mattina. Mancano davvero pochi km e, passando volutamente per la Serbia, arriviamo a Srebrenica, teatro di un genocidio di oltre 8 000 musulmani bosgnacchi  (per la maggioranza ragazzi e uomini).

La strage fu perpetrata da unità dell’Esercito serbo di Bosnia ed Erzegovina guidate dal generale Ratko Mladić, con l’appoggio del gruppo paramilitare degli "Scorpioni", in quella che al momento era stata dichiarata dall’ONU come zona protetta e che si trovava sotto la tutela di un contingente olandese dell’UNPROFOR.

Srebrenica e’ stata ricostruita. La guerra sembra lontana. Ma forse è solo apparenza. Una visita al Memorial Center di Potcari e’ un brusco ritorno al passato. Qui riposano le vittime del genocidio. Le vecchie lapidi lignee verdi sono state sostituite da colonnine marmoree bianche e, ogni 11 luglio, viene data sepoltura a coloro che vengono identificati tramite il DNA al “Centro di Identificazione” di Tuzla.

Il Memoriale è un posto di grande commozione e raccoglimento aperto a tutti i visitatori. Dall’altra parte della strada, invece, si scorge la  fabbrica di accumulatori, detta anche degli orrori, che fra il 1992 e il 95 era la sede dei caschi blu dell’UNPROFOR. Al suo interno è stata allestita una mostra permanente fotografica con grandi foto che raccontano quei giorni che non dovremmo mai dimenticare.

Proseguiamo per Sarajevo. La strada è una piacevole sorpresa di altipiani e "saliscendi" che ci porta anche oltre i 1000 metri senza accorgerci.

Sarajevo, capitale della Bosnia Erzegovina, è una città ricca di storia, una delle capitali più giovani e affascinanti d’Europa. Una meta ideale per un weekend lungo, o un paio di giorni da passare fra ristoranti tipici e mercati nel corso del vostro viaggio attraverso i Balcani.

Sarajevo era definita per secoli "la Gerusalemme d’Europa": al suo interno hanno convissuto, e da dopo la guerra convivono nuovamente, popoli di etnie e religioni differenti.

Nel solo centro storico sono presenti i luoghi di culto di quattro religioni diverse, a confermare la sua vocazione pacifica e la grande apertura degli abitanti di Sarajevo.

Ma il fascino di questa capitale è garantito anche dalla sua posizione privilegiata. Sarajevo è circondata da montagne ed è  attraversata dal fiume Miljacka. A guardarla, emoziona per la  bellezza del suo piccolo centro storico.

La Baščaršija, il quartiere turco, è la parte più affascinante e colorata di Sarajevo. Seppur piccolo come superficie, questo quartiere è una città nella città. È caratteristico per le sue strade lastricate, bazar, bar e, negozi di mille colori di artigianato turco, caffè e ristoranti in cui ci sono tantissimi turisti e locali.

Sarajevo non spicca per la propria vitalità culturale o artistica.  Una Sarajevo diversa, parlando con i locali, la si scopre durante il Film Festival (che si tiene ad agosto) o il Jazz Festival (prima settimana di novembre). Secondo noi il meglio di Sarajevo non lo si scoprirà nei musei, né nei teatri o nelle sale da concerto.

Il fascino di Sarajevo è, prima di tutto, nelle sue vie o nei suoi  caffè. Se, ad esempio, un locale dovesse proporvi ‘‘vediamoci per un caffè!’’, sentitelo come un obbligo anche per  trascorrere almeno un paio d’ore di relax in uno di questi posti dai mille volti!

Noi abbiamo trovato una  città  riscoperta dal turismo internazionale (sloveno, tedesco, serbo ma anche con gli "occhi a mandarla") . Un luogo così vicino all’Italia, eppure per molti versi così remoto per molti. Una volta qui, forse, vi sembrerà anche a voi talmente impossibile l’idea di trovarvi a soli a 600 (o poco più) km da casa nostra.

Andando verso Banja Luka ci fermiamo a Travnik che è una cittadina straordinariamente interessante: antica capitale della Bosnia e sede della più antica scuola coranica.

Lasciata Travnik, una sosta a Jaice è doverosa. E’ un paese con una ricca storia che annovera nella sua municipalità 24 monumenti nazionali.

La stessa UNESCO ha avviato il recupero del centro storico in collaborazione con un’organizzazione svedese denominata Kulturarv utan gränser (Patrimonio Culturale senza Confini). Il progetto principale dell’organizzazione è il recupero delle tradizionali abitazioni che caratterizzano il paesaggio della città. Nel 2006 la maggior parte delle case è stata ricostruita, mentre i lavori del recupero di alcuni suoi monumenti sono tuttora in corso.

Le cascate della Pliva sono da non perdere. Il borgo di Jajce le sovrasta. Siamo nel punto in cui il fiume Pliva confluisce con il Vrbas. Sono alte 20 metri. A guardarle,  il nostro sguardo si perde in qualcosa di davvero mozzafiato e quindi imperdibile!

Il nostro viaggio è, quasi al termine, ma la strada che ci porta verso Banja Luka e’ a dir poco sorprendente.  Fiumi, dighe, canyon e una natura  davvero rigogliosa e sorprendente ci accompagnano nella Repubblica Srpska di Bosnia.

Superata Banja Luka la strada si fa pianeggiante e riprende l’autostrada.  A Gradiska entriamo in Croazia e da li a poche ore siamo già a casa con un bagaglio di ricordi che non potremmo mai dimenticare!

 

 

Day 1
28 Aprile

Udine - Duino (TS) - Zvornik (BH)

670 km

Day 2
29 Aprile

Zvornik - Ljubovija (SRB) - Sebrenica (BH) - Sarajevo

133 km

Day 3
30 Aprile

Sarajevo - Novo Sarajevo

20 km

Day 4
1 Maggio

Sarajevo - Travnik - Jaice - Banja Luka - Duino (TS) - Udine

700 km

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Trip Facts

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